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Il Venerdì Santo tradizioni e cultura


Il pathos legato alle manifestazioni pasquali, in alcuni centri dell’isola, assume connotati talmente tanto ampi da creare una dimensione collettiva di lutto, dolore e sofferenza.
Più di ogni altra ricorrenza, la Pasqua uniforma lo stato d’animo dei siciliani e li invita a vivere, contemporaneamente, gli stessi sentimenti di partecipazione accorata alla Passione di Cristo.

Sono sentimenti in cui lo strazio si fonde con l’espiazione; lo struggimento si mescola alla speranza; il peccato si amalgama al perdono.

In tutte le province dell’isola, secondo le tradizioni locali e gli antichi usi, la Settimana Santa è un’occasione per assistere a delle rappresentazioni suggestive e interessanti anche sotto il profilo antropologico.

Ne citiamo solo alcune.

Molto conosciuta è la Processione dei Misteri del Venerdì Santo di Trapani.
È un corteo, che si snoda per le vie centrali della città, nel corso del quale vengono portate a spalla delle storiche statue di grande pregio artistico che rappresentano, per l’appunto, i Misteri Dolorosi.
Questa manifestazione è il momento “culmine” di una climax ascendente di dolore e compenetrazione che inizia già a partire dal Martedì con la processione della Madre Pietà dei Massari.

Ad Agrigento e provincia sono legate buona parte delle tradizioni più antiche dell’isola.
Ad Aragona, ad esempio, le funzioni del Venerdì Santo iniziano già al mattino, quando le statue del Nazareno e dell’Addolorata vengono condotte al Calvario, dove, alle 12 in punto avviene la simulazione della crocifissione di Gesù.
Alle 20.00, l’urna col Cristo morto viene condotta per le vie del centro storico, accompagnata dalle statue della Madonna, della Maddalena e di San Giovanni e soltanto a mezzanotte, i simulacri vengono condotti sul piazzale antistante la Chiesa della Madonna del Carmine, accompagnati dalla banda, dalla folla dei fedeli e dalle congregazioni.

A San Biagio Platani, invece, all’interno di tutto il paese vengono allestite delle suggestive e imponenti costruzioni fatte di canne di bambù e altre piante del genere. Sono i famosi archi di pane che si ricollegano alla simbologia della Pasqua come momento di nutrimento dello spirito e del corpo.
E più allegoricamente, usano il pane come metafora del corpo di Cristo.

A Caltanissetta, le celebrazioni sono solenni e vedono la presenza scenica e partecipata delle più antiche corporazioni artigiane. Ogni anno, tra le congregazioni, viene eletto un capitano che, in abito settecentesco, porta in processione un Crocifisso ricoperto da un velo nero.
Tutte le altre statue vengono portate a spalla da confratelli che, in segno di devozione, camminano a piedi scalzi, avvolti da una tunica viola.

A Enna, il Venerdì Santo è un giorno particolare e sentitissimo.
La Via Crucis di Enna è riconosciuta, a tutti gli effetti, dalla Regione Sicilia come uno degli eventi di maggior rilievo e interesse anche a livello internazionale.
I partecipanti a questa processione, infatti, sono più di ventimila.
Duemila sono solo i confratelli delle antiche Congregazioni delle Arti e dei Mestieri. Sono corporazioni antichissime, riconosciute sin da quando la Sicilia era una dominazione spagnola.
I membri che ne fanno parte, incappucciati nei costumi propri delle singole confraternite, sfilano portando su dei vassoi i 25 simboli del martirio di Gesù.

Nella provincia di Ragusa, particolare è il Venerdì Santo di Scicli.
Qui assistiamo alla processione del simulacro della Madonna Addolorata.
È come se il dolore della Madonna avvolgesse tutta la cittadina. Gli effetti della processione, infatti, proseguono fino alla mezzanotte del sabato successivo.
Per un giorno, dunque, la cittadina vive in religioso silenzio: un silenzio interrotto solo dal suono delle campane che annunciano la Resurrezione di Gesù dopo la cosiddetta “Scisa a Cruci”.

Ovunque si decida di trascorrere le manifestazioni del Venerdì Santo, quello che possiamo affermare con certezza è che, però, il carico emotivo della ricorrenza viene sublimato nel giorno di Pasqua, quando in più luoghi si assiste all’”incontro” tra la statua del Gesù Risorto e quella della Madre.
È un’esplosione di gioia senza pari: u momento catartico in cui si dismettono i panni della sofferenza e si indossano quelli della speranza, dell’amore e della gioia.

Anche sotto il profilo culinario, la Pasqua si ricollega a una serie di preparazioni gastronomiche tipiche del periodo: dagli agnelli di pasta di mandorle, passando per le “cuddrure o aceddri cu l’ova” ( tipici biscotti, dalle forme più svariate, cucinate con un uovo sodo in mezzo ) e approdando alle cassate, la Sicilia che “mangia” la Pasqua, è una Sicilia che sceglie il lato dolce della vita e supera l’amarezza della sofferenza ricoprendola di zucchero e “diavolicchi” colorati.