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Street Food: l’amore che passa dalla pancia - Seconda Parte


Durante i giorni dello Street Food, Palermo si copre di profumi e sapori che riescono a scolpire, meglio di qualunque parola, la bellezza, la varietà e l’eclettismo culturale della nostra Sicilia.

Ogni gazebo diviene un palcoscenico sul quale è rappresentata una storia d’amore, sempre attuale, tra una terra e il cibo che ne incarna l’essenza.
Ad ogni angolo, delle vie, è possibile sperimentare l’accoglienza isolana: in particolar modo, quell’accoglienza che innesta le sue radici nella tradizione culinaria sicula.

Passeggiare tra le bancarelle che vendono cibo di strada non significa, soltanto, inebriarsi di aromi e fragranze.
Passeggiare tra quelle bancarelle significa, soprattutto, esplorare la Sicilia, e i significati che alla Sicilia si riconducono, tramite il senso del gusto.
Perché vedete, a volte, per intessere un legame di passione profonda con la Sicilia è necessario ricorrere al suo cibo e a quello che, simbolicamente, rappresenta per chi lo mangia.

Così, per logiche difficilmente spiegabili, molto spesso, a segnare la strada di casa, del palermitano, è il fumo che si eleva dalla griglia su cui ardono le “stigghiole”.
Quelle griglie incandescenti poste in luoghi ben precisi e individuabili, nel tempo, sono diventate una mappa in codice della città e gli “stigghiolari”, a loro volta, sono stati elevati al rango di punti di riferimento imprescindibili per chi, in alcune zone, debba fornire delle indicazioni stradali.
Non di rado, infatti, capita che agli angoli delle strade si elevino colonne di nebbia profumata.
Quello è un fumo gentile che avvolge il cuore, scompiglia i capelli e si attacca all’epidermide ma che sa, comunque, indicarti il percorso da seguire per trovare la via da seguire.
È fumo che cela ma non del tutto, che nasconde ma non fino in fondo, che copre ma non soffoca.
È il simbolo di una Sicilia che, se vuoi, la mangi tutta d’un fiato e che, se non la vedi, sa come farsi trovare per riportarti da lei.
Certo, è anche il simbolo di una Sicilia misteriosa; una Sicilia che sa camuffarsi e che, talvolta, si schernisce e gioca a nascondino con chi la ama.
Ma è pur sempre una Sicilia che lancia dei messaggi e che non abbandona chi in lei cerca nutrimento.

Il “musso e il carcagnolo” sono piatti semplici ma di forte impatto.
Il loro non è un sapore che può piacere a tutti: è un sapore destinato a chi sa osare.
In fondo, sono il simbolo di una terra che spesso antepone la difficoltà al piacere, la spina al frutto e l’amaro al dolce.
Quella del “musso e carcagnolo” è un’abbinata che non ha pretese da fini gourmet e rientra nell’ottica di una cucina povera, essenziale e poco avvezza agli sprechi.
È il simbolo di una Sicilia che sa mescolare le sue carte, che sa confondersi senza perdersi mai e sa sedersi sempre dalla parte degli umili.

Addentare un panino con la “Meusa”, invece, significa sperimentare un sapore forte, come è forte il sapore della Sicilia quando ti avvolge con i suoi eccessi e le sue esagerazioni.
“A Meusa” è il simbolo di una Sicilia che, non di rado, si arrabbia ed sfocia in un attacco di bile ma che poi, alla fine, sa riscattare il meglio anche dal peggio di cui è capace.
“A Meusa” che frigge nelle grandi pentole, ai bordi delle strade, acquista un po’ di dolcezza solo se si “Sposa” con la ricotta fresca: quasi a voler significare che, a volte, l’amaro della vita si regge meglio se si è in due.

Ed è proprio la ricotta fresca a ricordarci la bellezza di una Sicilia tenera, morbida, cremosa.
È la Sicilia dei monti, dell’aria fresca e dei prati bagnati dalla rugiada.
Non è un caso se buona parte dei dolci tipici siciliani affondano la loro meraviglia dentro nuvole di ricotta zuccherata.

Il cannolo è il Re della pasticceria siciliana, la Cassata è la regina: entrambi sono l’emblema di come la delicatezza possa fondersi sia con il croccante che con la pastosità.
Sono il simbolo di una Sicilia fatta di capacità di collaborare; un’isola che è un amalgama di sapori diversi, di convivenze improbabili, di consistenze differenti.
Sono il simbolo di come, a volte, dentro la diversità, si annidi la perfezione e poco importa se la perfezione di cui stiamo parlando sia spendibile solo dalle papille gustative.
Nei dolci, c’è tutta la gioia della terra di Sicilia e il sapiente mix tra il soffice della crema e la croccantezza dell’involucro è un’esplosione di piacere che non può lasciare indifferenti.

Lo Street Food siciliano, in definitiva, è la danza della gioia di vivere ed è sorprendente osservare come i passi, di questo ballo unico, siano talmente tanto veri e speciali da riuscire a restituire dignità e amore a una terra: una terra meravigliosa da vedere, bella da vivere e buona da mangiare.