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Solo Palermo sa fare rumore

Palermo è una città, talmente ricca di profumi, sensazioni e sfumature che raccontarla a chi non c’è mai stato è un’impresa ardua e complicata.
Non si può narrare di Palermo senza premettere che, qualunque cosa si dica di essa, c’è sempre una parte di lei che ci sfuggirà.
Palermo è la città che, forse più di tante altre, ha saputo racchiudere in sé mille volti e mille culture diverse, mille storie e altrettanti voci per raccontarle.
È una città chiassosa ai limiti della confusione, ma guai se, alla bella Palermo gli levi i suoni della strada, il chiacchiericcio della gente sugli autobus, la musica che proviene dalle radio delle macchine ferme nel traffico o la cantilena del tizio che vende lo sfincione: avresti una città che non è lei.

Palermo è rumore, un’esplosione vivace di colori, di forme, di sapori, di odori.
È la gioia di essere vivi e di essere vivi con tutto il caos che ci portiamo dentro.
È l’allegria di un giorno con il cielo azzurro, l’odore dei panifici, una passeggiata tra le vetrine di Via Libertà e la spesa fatta al Capo, tra spezie, frutta, verdura, sarde e sorrisi.
Palermo è la magnificenza del Castello della Zisa, la perfezione dorata della Cappella Palatina, l’armonia della Magione, la frescura dell’Orto Botanico, i misteri di Palazzo Steri; è il metodico disordine di Ballarò, lo scintillio delle balate della Vucciria, è una Cattedrale che disegna il cielo e una fontana che,davanti Palazzo delle Aquile, si copre di Vergogna.
Palermo è una storia di vicoli che si intrecciano tra di loro, quasi come fossero le trame di una maglia di lana. È città di piccole strade strette che, all’improvviso, si aprono sul Cassaro o si intersecano tra le retrovie di piazze storiche e, quando pensi che sia fatta solo di cunicoli e labirinti, ecco che il Foro Italico si offre di ricongiungere le ampiezze della terra, con quelle del cielo e del mare.
Tutto è vita, in questa città. Tutto è un fuoco d’artificio fatto di luci, di calia e semenza, di parole “abbanniate”, di scaccio e panelle, di tarantelle e cantate di strada, di meusa schetta e maritata, di polpo bollito e di stigghiole arrostite ai bordi delle strade.

C’è solo un punto dal quale puoi ascoltare il silenzio di Palermo: Monte Pellegrino.
Dalla montagna che la sovrasta, Palermo appare taciturna e pensierosa: quasi fosse una bella donna addormentata.
Da lassù si capisce perché la sua Patrona, Santa Rosalia, per abbracciarla tutta, abbia scelto un monte: perché per amarla davvero, Palermo, bisogna vederla dall’alto.
Palermo, bisogna cingerla con lo sguardo da punta a punta, bisogna reggere i riflessi abbaglianti del suo silenzioso luccichio e, infine, entrare in comunione con il suo tacere, perché, è proprio tra un suono e un rumore, in uno spazio infinitesimale tra due frammenti di caos, che Palermo parla a chi sa ascoltarla senza giudizio, senza pretesa, senza peccato.

Palermo è la storia di quest’isola. Non v’è Sicilia senza di lei.
Per questo, ogni viaggio in Sicilia che si rispetti, non può prescindere da questa città, eternamente sospesa tra bellezza e rovina; tra tradizione e futuro; tra storia e incanto; tra le albe e i tramonti visti dall’alto.

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