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Palermo, cultura e riscatto

Se chiedi a un viaggiatore di descriverti la Sicilia, egli potrà dirti tutto e il contrario di tutto.

In realtà, quest’isola, dipinta dai colori del mare, del cielo, della terra e delle fronde degli alberi, nasconde nel suo nucleo più profondo, il segreto del bianco e del nero.

La Sicilia è così: laddove pensi che sia un coriandolo, essa ti rivela la malinconia dell’abbandono e quando credi che, tra le sue viscere, cresca solo dolore, ecco che ti regala la gioia e la luce di un fuoco d’artificio.
La Sicilia è come un fico d’India: è la dolcezza che si traveste di spine.
Non si concede immediatamente a chi la cerca ma si rivela, improvvisamente, a chi sa maneggiarla con cura: a chi sa scoprirla senza farle male.

La Sicilia è agre, come sono agri i limoni che crescono affacciati sul mare. È agre come il canto delle madri che hanno pianto i loro figli, i loro mariti e i loro ideali. È agre come il sole ad Agosto e la lava dell’Etna; come le distese di grano dell’entroterra; come una tragedia da recitare al Teatro Antico di Siracusa; come l’olio caldo che frigge ai bordi delle strade di Palermo.
Ma la Sicilia è anche dolce, come è dolce la pasta di mandorla della frutta martorana. È dolce come il rumore delle onde sulla battigia, in estate. È dolce come il vento di primavera che soffia sui templi di Agrigento; come l’infiorata di Noto; come una notte d’estate nella piazzetta di Marzamemi; come il barocco allegro di Modica.

La Sicilia è un inno alla potenza: Palermo, la bella, è un invito alla ricchezza; Catania è un’ode alla grandezza. Siracusa è aristocratica e inarrivabile mentre Ragusa è superba e maestosa. Enna, austera, guarda dall’alto l’antica Agrigento e la silenziosa Caltanissetta. Mentre, specularmente opposte, la vivace Messina e Trapani meditabonda, si guardano da lontano e si tendono le mani.

Ma la Sicilia è anche un inno alla delicatezza più sublime: è l’odore delle ginestre che cresce ai bordi delle strade, il profumo di un’arancina appena sfornata, un bagno sul lungomare di Capo D’Orlando e una granita ai gelsi rossi. È una notte al Teatro di Taormina, una passeggiata tra i mosaici di Piazza Armerina, un tramonto a Punta Secca e un’alba sui Nebrodi.

Se chiedi a un viaggiatore cos’è la Sicilia, egli potrà dirti tutto e il contrario di tutto perché nessuna terra commuove ed entusiasma, ride ed emoziona, attrae e respinge come quest’isola.
Isola posta al centro del mondo perché fosse crocevia di storie, bellezza, arte e vita.
Isola posta al centro del mondo perché fosse incontro tra opposti e fucina di sensazioni disparate e contrastanti: sensazioni che, solo in Sicilia, perdono il disincanto e trovano unità.
Venire in Sicilia non è solo concedersi una vacanza: È guardare il mondo tra sfumature agrodolci, camminando su passi fatti di dolcissimo sale e mangiarlo, in una volta, ricoperto di zucchero amaro.