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Paesini di Sicilia

Una piazza, una farmacia, un tabacchi, una chiesa e un monumento ai caduti: buona parte dei paesi siciliani si snodano attorno a tutte queste caratteristiche.
È come se questi agglomerati urbani fossero creati in serie, con una specie di magico stampino che li rende tutti simili e, spesso, chi non ha avuto la fortuna di viverci, non riesce a comprendere come sia possibile amarli tanto.

Il paese non è solo un insieme di case e un orizzonte ben definito dentro spazi e limiti netti.
Un paese è una sensazione, talvolta.
E non è detto che si tratti di sensazioni univoche e concordanti.
Talvolta si tratta di percezioni distinte, separate quasi sconnesse l’una dall’altra.
Già, perché un paese è l’accoglienza ma anche il controllo, è la fuga e la perseveranza, è il confine e la fantasia, è il definito e l’infinito.

Ogni piccolo paese ha un’origine, una storia, un punto di partenza: un’alfa dalla quale si è generato l’universo che lo ricomprende.

In Sicilia, ci sono paesi che parlano con il mare.
Sono paesi ricoperti di salsedine e abituati al libeccio.
In questi piccoli borghi, ci trovi l’antica sapienza dei pescatori e l’arte del tramonto che si veste di sfumature rosa, rosse e oro.

Chi abita sul mare ha imparato a seguire le orme sulla sabbia e il movimento delle onde; sa quando è in arrivo il maestrale e se sente suonare le campane della chiesa gli pare che quella melodia segua il movimento del mare.
I bambini che si rincorrono, per le strade, sanno riconoscere il verso dei gabbiani e usano la spiaggia come un gioco senza stagioni.

Sono paesi celesti a primavera, blu in estate e grigi quando è inverno.
Sono paesi che riflettono il colore dell’acqua.

Ma in Sicilia ci sono luoghi che dialogano con la terra.
Sono paesi ricoperti di polvere e abituati alla tramontana.
In questi piccoli borghi, ci trovi l’antica sapienza dei contadini e degli allevatori e l’arte dell’alba che si veste di sfumature rosa, gialle e blu.

Chi abita in montagna ha imparato a riconoscere la forma degli alberi e il movimento delle nuvole; sa quando è in arrivo la tramontana e se sente suonare le campane della chiesa gli pare che quella melodia segua il movimento del vento.
I bambini che si rincorrono, per le strade, sanno riconoscere l’odore della pioggia e usano le foglie come un gioco senza stagioni.

Sono paesi verdi a primavera, gialli in estate e marroni in inverno.
Sono paesi che riflettono il colore  dei campi.

Ecco, la Sicilia è anche questo: piccole borgate marinare e microscopiche realtà alle pendici di una montagna.

La Sicilia è fatta di incantevoli o anonimi luoghi fatti di un tempo antico e lento che profuma di aria pulita e fresca.
È la Sicilia dei racconti e delle reti intrecciate; delle mani segnate dalla fatica e dei visi bruciati dal sole.
È una Sicilia intima, confidenziale e sconosciuta che si snoda tra le zagare e le margherite di campagna; è la Sicilia semplice e vera; una Sicilia che racconta la Sicilia: quadro dipinto da parole e sogni da disperdere, con un sorriso, nel vento.
È la Sicilia che racconta la Sicilia.