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Lui e Lei


Seduti sul lungomare di Cefalù, se ne stavano Lui e Lei.

Era l’ora del tramonto e su una panchina osservavano il mare che giocava con la sabbia.
Sulla spiaggia di Agosto, soffiava un venticello estivo, delicato e piacevole.
 Alcune coppie di turisti si regalavano l’ultimo bagno del giorno e i gabbiani completavano i loro giri nel cielo, dalle mille sfumature.
Dietro di loro si ergeva, imponente e statuaria, la Rocca che pareva custodisse, incastonato tra il cuore e le spalle, il Duomo bizantino, arabo – normanno.

Tutt’intorno, era un brulicare di gente: turisti, bagnanti e autoctoni.
Dalle vie del centro proveniva un allegro e confuso brusio: uno dei chiari sintomi che l’estate sta danzando tra le strade della cittadina.
I negozi erano pieni di luci, colori, suoni e persone: era un continuo via – vai di visitatori.
Dal lavatoio antico fino ad arrivare a  Porta Pescara  era un insieme di flash, sorrisi e di innamorati che camminavano mano nella mano.
Per i vicoli stretti si sentivano parole in inglese, tedesco, francese, spagnolo, italiano e siciliano
( sì, perché il siciliano è una lingua vera e propria, al pari delle altre ) ed era come se tutto il mondo si fosse dato appuntamento lì: tra il lungomare e Porta Terra.

Lui e Lei, quasi come estraniati da tutto quel rumore, guardavano in silenzio le onde rosa che si infrangevano sulla battigia.
Tra le mani due Spritz dal colore acceso e tra le narici l’odore dello scirocco.

“Quanto ti senti felice?” –  domandò Lei.
“Felice e basta…” – rispose Lui.
“Quantifica la tua felicità in percentuale…” – insistette Lei.
Lui aggrottò le sopracciglia, ci pensò un po’ su e rispose: “ Mi sento felice al 40%!”
“Umh…” – fece Lei – “Troppo poco…dobbiamo fare qualcosa per aumentare il livello…”
“Qualcosa? Cosa?” – chiese Lui.
“Tipo… dirmi se vedi qualcosa che ti piace! Dai, facciamo questo gioco, ti prego!”
“Per favore, dai…lasciami sorseggiare lo Spritz con il mio 40% di felicità… non voglio altro…” – concluse Lui.

Lei si cucì sul viso un finto broncio, da bambina infastidita, e si mise a giocare, in silenzio, con la cannuccia. Dopo pochi minuti Lui esordì:
“Ok, va bene…facciamo il gioco della felicità. Ti dico cosa mi piace, basta che levi via quell’espressione triste che mi fa sentire piccolo, piccolo… dunque, vediamo… mi piace il cappello a falda larga di quella ragazza…”
Lei diede uno sguardo in giro e, individuandone più di uno, chiese: “Quale?”
“Quello lì. Quello rosso…” – aggiunse Lui e glielo indicò.
“E poi?” – incalzò Lei.
“E poi mi piace il rumore che fa il mare; il modo in cui stanno giocando quei due bambini sulla spiaggia; il riflesso del sole sulle torri del Duomo; l’aria di vita che si respira stasera; le luci delle insegne dei locali; l’odore di crema abbronzante che lo scirocco consegna alle mie narici; i colori che, adesso, ha il cielo e, infine, mi piaci tu. E se sorridi mi piaci di più…”
Lei, a quel punto, si lanciò in un sorriso a mille denti: “ E quindi? Quanto sei felice adesso?”
“Adesso? Sono felice almeno all’80%...”
“Cosa ti manca per l’en plein?”
“Un bacio…”

Si baciarono teneramente.
Era un bacio allo Spritz, silenzioso e dolcissimo: tutto intorno c’era Cefalù, il vivace rumore della sua gente e una semplice promessa di felicità.