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Catania: occhi diversi dentro un unico quadro. Prima parte

Catania è una città bella, imponente e viva.
Una città molto diversa da Palermo, un po’ per i colori , naturalmente ricoperti di cenere lavica, un po’ per lo spirito della Sicilia Orientale che ha caratteristiche istrioniche, teatrali e ironiche tutte sue.
Ma quale sia lo spirito di Catania, quello più profondo e reale, lo abbiamo chiesto a chi Catania la vive tutti i giorni. Infatti, siamo convinti che ci siano due diversi modi di vivere un luogo: passarci in mezzo o restarci dentro.
Pertanto, abbiamo unito le sensazioni di chi abita la città Etnea a quelle di chi c’è passato di sfuggita e il risultato è stato un quadro fiammingo fatto di particolari nitidi e ben definiti: un quadro a tinte forti come è forte, imponente e indistruttibile l’elefante di lava che, da sempre la rappresenta.

Cosa rende speciale Catania?
Sicuramente, tutti gli intervistati quando devono descrivere il dato che caratterizza il luogo in cui vivono, come prima cosa alzano gli occhi al cielo e parlano di lei: La montagna.
È l’Etna ad aprire le porte dei catanesi a familiari, parenti, amici e financo a sconosciuti .
È l’Etna a dare il benvenuto in Sicilia a tutti coloro che arrivano, sull’isola, facendo scalo all’aeroporto Bellini.
La montagna, dall’alto dei suoi 3350 mt, rassicura, consola e diventa sinonimo di accoglienza e calore materno.
Non a caso la si declina al femminile anche se “lei” è un vulcano.
L’Etna è per i catanesi l’indiscusso simbolo della Sicilia.
Non è solo un vulcano attivo: è un altro modo di dire “cuore”.
È una mamma che può arrabbiarsi, di tanto in tanto, ma è pur sempre benevola, protettiva e avvolgente.
È il riferimento costante che, ovunque ti trovi, sa indicarti la via per raggiungere casa.

Chi arriva a Catania da visitatore, invece, si imbatte subito in un colpo d’occhio: la cupola della Cattedrale che si incastona tra il bianco della neve e la colonna di fumo che circonda il cratere della “Bianca Signora”.
La piazza dove svetta la Basilica Cattedrale è, per i turisti, è un esempio di eleganza e compostezza.
È una lezione d’arte barocca che esplode con grazia e semplicità.
Una volta dentro questa cornice incantevole, il turista ha la sensazione di essere crocevia di strade che si intersecano, di luci che si accendono, di voci che si rincorrono.
Tutto, in questa piazza, in effetti, sembra susseguirsi in un`unica soluzione di continuità… le ombre dei monumenti, i decori fuligginosi dei palazzi, le linee sinuose della cupola, l’acqua nelle fontane.
Il celeberrimo elefante sovrasta la fontana rotonda dinnanzi alla Basilica Cattedrale, che custodisce le spoglie della patrona Sant’Agata, e regge sulle sue spalle un obelisco.
È l’animale simbolo di una città forte che, con pazienza, ha saputo ricostruirsi più e più volte.
È il simbolo di una città maestosa, grandiosa, morbida e rotonda dove anche gli elementi più profani e periferici sanno ritrovare centralità inchinandosi davanti al dato devozionale e religioso.

Gli abitanti di Catania, quando parlano di Piazza Duomo, si soffermano a descriverne un monumento che rappresenta un po’ il passaggio tra due dimensioni cittadine.
È la fontana ottocentesca dalla quale scorre “a linzolu” l’acqua del fiume Amenàno che, seppellito da reiterate colate laviche, oggi si muove sotterraneamente, quasi come fosse silenzioso complice degli etnei.
Questo insieme architettonico di solidità e fluidità, insieme, è un accesso privilegiato a un’altra Catania, quella che parla la lingua del popolo, quella che è fatta di vicoli e bancarelle, quella dove le pietre sono bagnate dall’acqua e dal vino.
È l’accesso alla Pescheria: un luogo caratteristico e popolare dove gli odori, le sensazioni, le risate, le voci e gli occhi della gente sanno incontrarsi, fondersi e riconoscersi come parte fondamentale di un unico disegno.
È la Catania che si adatta, che sfugge, che diventa dinamica e chiacchierona e l’ingresso a una realtà dove il turista e il residente riescono a parlare la stessa lingua e a intendersi immediatamente, anche se vivono vite e contesti specularmente opposti; anche se sono figli di culture antitetiche; anche se per l’uno, la Pescheria è una cartolina in più da riportare in Patria e per l’altro, a Piscaria, è la sensazione quotidiana cucita sulla pelle.