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Catania: occhi diversi dentro un unico quadro. Parte seconda

Cosa rende speciale Catania?

È questa la domanda che abbiamo rivolto a chi Catania la vive, la mastica e la deglutisce ogni giorno e a chi Catania, invece, deve fagocitarla nello spazio di un secondo, in unica soluzione.
Catania non è solo l’Etna o Piazza del Duomo.
Catania è anche un microcosmo gentile, fatto di sensazioni, sospiri e stati d’animo, che si innestano tra la grandezza e l’immensità dei percorsi più conosciuti.
Coloro che a Catania ci abitano, stabilmente, ci hanno detto che tra le cose che amano di più della loro città, c’è il colore del sole.

Il sole di Catania, infatti, a detta loro, sia che illumini le giornate più belle sia che si intraveda, appena, tra la cenere dell’Etna in eruzione, è un sole diverso da quello di ogni altra parte del mondo.
È un sole in grado di restituire la luce anche ai monumenti più scuri e segnati dalla lava.
È un sole che sa dare luminosità anche al nero cupo.
È merito suo se la città splende nonostante il colore delle sue mura ed è grazie al suo essere così intenso e caldo che le albe e i tramonti del capoluogo si vestono di sfumature pastello difficilmente ravvisabili altrove.

Chi a Catania ci sta, sa che la bellezza della città è ravvisabile anche dentro una passeggiata lontana dai suoni e dai rumori del centro.

Mentre il turista si concentra sulle scintillanti vetrine e le raffinate pasticcerie di Via Etnea, concedendosi la gioia di un immersione, a pieni polmoni, nel cuore pulsante della movida, è sul lungomare di Ognina, tra i faraglioni di Acitrezza o tra le barche di Acicastello che l’animo del catanese preferisce cucirsi addosso una veste fatta di pace, silenzio e serenità.

È il mar Ionio, che circonda la città, a interpretare, rinnovare e ravvivare lo spirito di questo luogo eterno.
È il mar Ionio a cullare i desideri, i sogni e le speranze di chi lo guarda dagli Archi della Marina.
È quello stesso a mare a fare da padre ai figli di mamma Etna.

Ma l’essenza di Catania nasce e cresce anche lontano dai monumenti e dalle meraviglie architettoniche.
L’intima natura di Catania, contraddittoria, eclettica e vivace, si può cogliere tra una pietanza, un sapore, un piatto e dei cibi ben assortiti.

La cucina etnea ha la forza della carne di cavallo e la dolcezza dei dolci al pistacchio; ha il gusto tipico dei maccheroni con la buatta e i piselli e quello fresco delle granite di gelso; ha la gioia vitale della pasta con il finocchietto selvatico e i ceci e la grazia mistica delle “Minne di Sant’Agata”…
La Catania da vivere, per un giorno o per tutta la vita, è una Catania da gustare, assaporare e inghiottire con piacere.

Ma se c’è una cosa che ti diranno i catanesi, a proposito del luogo in cui vivono, affinché tu turista possa coglierne l’intima e profonda natura, è che al di là dei monumenti da vedere, quelli consigliati su una cartina turistica, al di là delle ville, dei palazzi, del vulcano, del mare e di tutti quei locali notturni che fanno di questa città una città vivace, esuberante e mai stanca, per capire Catania, bisogna guardare il suo riferimento spirituale: Sant’Agata.
Nei giorni tra il tre e il sei Febbraio, Catania si veste di una luce nuova.

Tra luminarie, bancarelle, ceri votivi, fuochi d’artificio, banda e processioni, Catania diventa un’ode all’allegria, alla preghiera, alla devozione, alla tradizione, all’amore.
In quei giorni, gli abitanti e i turisti fanno parte di quella vasta umanità che si riversa nelle strade e in un’unica soluzione di continuità diventano il corpo vivo e orante della città.
Senza lo sguardo benevolo di Sant’Agata, a Catania mancherebbe l’alito di vita e senza lo spirito allegro, intraprendente, vivace, accogliente, istrionico e felice dei catanesi, Sant’Agata avrebbe meno luce dentro il cuore.

Ecco, Catania è un pout- pourri di situazioni, per i viandanti e per chi ci sta. È la prova che per capire una città, talvolta, bisogna osservarla da più punti di vita; per comprenderla bisogna guardarla dall’alto ma per amarla bisogna viverla, eternamente, come fosse sempre il primo giorno.